Girgenti Acque e Hydrotecne, tra gli indagati anche l’ex Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e altre personalità di spicco. CODICI: continueremo la nostra azione di tutela dei cittadini

Procede l’inchiesta a carico di Girgenti acque e Hydrotecne. Secondo quanto riportato dalla cronaca sono state aggiunte al registro degli indagati molte personalità di spicco appartenenti alla classe dirigente siciliana.

 Si tratta di politici, dirigenti, giornalisti e avvocati. Tra le accuse, oltre all’associazione a delinquere e le truffa a carico delle società che gestiscono il servizio idrico nella zona dell’agrigentino, anche casi di corruzione e scambio di favori.

Si legge che, secondo i pm gli indagati avrebbero beneficiato di assunzioni per loro e per i familiari in cambio di favori. Favori che sicuramente hanno portato dei grossi benefici alle aziende in questione. Tra gli indagati, infatti, sono stati iscritti anche nomi eccellenti di politici e di uomini delle istituzioni.

“Se quanto sostenuto dalla Procura dovesse trovare conferma in sede processuale, si confermerebbe che la corruzione in Italia e soprattutto in Sicilia è il primo vero male da dover estirpare – afferma il Presidente del CODICI Sicilia, Avv. Manfredi Zammataro – operazioni come queste danno il segnale tangibile della presenza dello Stato e fanno comprendere a coloro che pongono in essere azioni di tipo corruttivo che è arrivato il momento di mettere la parola fine a questo stato di cose. Tocca alla società civile agire, tocca a ognuno di noi ribaltare il sistema. In merito alla questione Girgenti acque la nostra associazione si è sempre schierata dalla parte di tutti quei cittadini ed utenti lesi. D’altronde è noto come gli effetti della  la corruzione si riversano in pieno sui cittadini. La corruzione infatti ostacola la crescita inclusiva, compromette la fiducia nelle istituzioni, indebolisce gli stati e li priva di entrate fiscali, fa lievitare i costi degli investimenti pubblici e privati e dei servizi. Per tale ragione – conclude Zammataro- continueremo la nostra azione  costituendoci parte civile al processo per stare al fianco della pubblica accusa e per chiedere che si faccia piena luce su quanto accaduto in questi anni dentro Girgenti Acque”.

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Addio alle maxi-bollette: prescrizione in 2 anni. Codici: Abbiamo messo argine ad un’ingiustizia

Buone notizie per i consumatori: la Manovra di Bilancio 2018 segna l’addio per legge (speriamo definitivo) alle fastidiose maxi-bollette che troppi di noi conoscono bene e contro cui Codici combatte da ormai diversi anni. Infatti, secondo il provvedimento, nei contratti di forniture di acqua, gas e di energia elettrica il diritto al corrispettivo si prescriverà in due anni. Ovvero, non sarà più possibile richiedere al consumatore somme che vadano al di là dei due anni precedenti l’emissione della bolletta. Una bella novità, di cui beneficeranno sia gli utenti domestici che le microimprese.

Un altro diritto garantito all’utente dalla Manovra consiste nella possibilità di sospendere i pagamenti in attesa di una verifica della legittimità di condotta dell’operatore in questione, ad esempio nel caso in cui:

1) Siano state emesse fatture a debito per conguagli relativi a periodi maggiori di due anni

2) L’utente abbia presentato reclami riguardanti i conguagli nelle forme previste dall’Autorità

3) L’Autorità garante abbia aperto un procedimento per l’accertamento di eventuali violazioni del codice del consumo: relative alle modalità di rivelazione dei consumi, di esecuzione dei conguagli o di fatturazione utilizzata dall’operatore interessato

Detto ciò, il diritto che, con ogni probabilità, interessa di più il consumatore consiste nell’obbligatorietà di ricevere il rimborso dei pagamenti effettuati entro tre mesi (a titolo di indebito conguaglio), in caso di esito della verifica sulla legittimità della condotta dell’operatore. Eccezion fatta per casi in cui la mancata o l’erronea rilevazione dei dati di consumo sia da legarsi ad una responsabilità acclarata dell’utente. Dunque operatori che saranno finalmente “costretti” ad occuparsi in tempi meno biblici del conteggio dati, sempre che non vogliano perdere dei soldi.

Sono anni che Codici lavora a diversi tavoli di discussione per tutelare i cittadini dalle maxi-bollette. La nostra soddisfazione è tutta nelle parole di Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali e Regolatori: “La Legge maxi-conguagli è il risultato di due anni di lavoro compiuti da Codici con il legislatore. Due anni fa il legislatore approvò una mozione che impegnava il governo a risolvere il tema dei maxi-conguagli su energia elettrica e gas: percorso infruttuoso, che non portò ad alcuna soluzione. Noi partecipammo a diversi tavoli di lavoro tecnici, che però apparivano più una perdita di tempo che altro. In Italia, da sempre sia il regolatore che il Ministero hanno una specie di soccombenza verso le organizzazioni distributrici, sia di energia elettrica che di gas: hanno sempre dileguato gli impegni da prendere senza intervenire fattivamente”. Ci sono voluti mesi e mesi di lavoro, ma l’associazione Codici, capofila per conto delle associazioni consumatori, è riuscita a fare riprendere il tema: prima mettendo a punto il testo di legge e poi inserendolo all’interno della legge di bilancio.

Prosegue Gabriele: “Abbiamo messo argine ad un fenomeno che l’Autorità per l’Energia ha sempre sottostimato, mentre i distributori di elettrico e gas percepivano fondi incredibilmente cospicui, che fanno buona parte dei loro bilanci, per svolgere un’attività che in effetti non svolgevano. Per fortuna oggi sono obbligati a farlo, pena la perdita del denaro.

 

Girgenti acque e Hydrotecne indagati i vertici delle aziende dell’agrigentino. CODICI: ci costituiremo parte civile al processo e avvia una class action

La notizia riportata dalla cronaca sulle indagini avviate dai Carabinieri e la Guardia di Finanza su delega della Procura di Agrigento a carico di Girgenti acque e Hydortecne va a chiudere un capitolo che da parecchio tempo avvilisce i cittadini della zona dell’agrigentino.

I reati sarebbero associazione a delinquere, corruzione, falso in bilancio e inquinamento ambientale e sembrerebbero coinvolgere i vertici delle aziende che si occupano da anni del servizio idrico.

“Come associazione dei consumatori non possiamo che fare un plauso alle forze dell’ordine – dichiara l’Avv. Manfredi Zammataro, Presidente Regionale del CODICI Sicilia – indubbiamente continueremo a seguire la vicenda e ci costituiremo parte civile al processo per tutelare tutti quei cittadini che hanno visto lesi i propri diritti e che subiscono giornalmente le conseguenze della cattiva gestione di un’azienda, come la Girgenti acque, che si occupa di un servizio di primaria importanza, come quello idrico”.

Da tempo l’associazione CODICI segue attentamente le vicende riguardanti Girgenti acque e i vari disservizi che la società ha provocato agli utenti. Più volte ha infatti denunciato anche mediante  esposti questa situazione, diventata insostenibile per i cittadini, oltre che aver preso parte nel processo nei confronti della Girgenti Acque per la questione legata alla presunta truffa sul canone di depurazione nelle bollette, nella zona di Sciacca, ai danni di centinaia di cittadini che in questi anni hanno pagato il  servizio di depurazione, se pur secondo quanto sostenuto dagli inquirenti, lo stesso non era in realtà offerto agli utenti .

Invitiamo tutti i cittadini che hanno subito un danno o che vogliano ricevere  informazioni a contattarci al 320 2281052 o scrivere a segreteria.sicilia@codici.org

Danni alla Croce Rossa di Castelvetrano: la vicinanza del CODICI

L’associazione CODICI – Centro per i diritti del cittadino, tramite il delegato di Castelvetrano Avv. Giovanni Crimi, è vicina alla Croce Rossa Italiana – Comitato di Castelvetrano, presieduta dal neo eletto Giuseppe Cardinale, che ha subito ad opera di ignoti delinquenti il danneggiamento del locale, assegnato loro dal Tribunale di sorveglianza di Trapani, e il furto materiale sanitario, denaro contante ed attrezzature di vario genere necessari per portare avanti le attività sul territorio.

Condannando l’episodio per la sua inaudita gravità, perché commesso nei confronti di una Associazione che da tempo si prodiga nell’aiutare le famiglie bisognose ed i più vulnerabili, auspica che le Forze dell’Ordine, iniziando subito le indagini, facciano piena chiarezza sull’accaduto per individuare i colpevoli ed affidarli alla giustizia.

Invita inoltre tutti i sodalizi di Castelvetrano, che operano nell’interesse della collettività, a dare il proprio sostegno per consentire ai numerosi Volontari di proseguire nell’impegno sociale svolto con spirito di sacrificio e abnegazione.

Siracusa, processo Bcc credito aretuseo: i soci ammessi come parte civile

Fonte: Siracusa news

La vicenda aveva riguardato la cessione avvenuta praticamente a costo zero dell’Istituto di credito in questione, la Bcc Credito Aretuseo, alla Banca di Credito di Pachino: cessione dettata da una serie di falsificazioni emerse in contesto di indagine e che adesso saranno passate al vaglio dell’Autorità Giudiziaria.

Il Gip del Tribunale di Siracusa, Andrea Migneco, ha ammesso i soci del Bcc Credito Aretuseo che ne hanno fatto richiesta come parte civile nel processo penale contro i presunti responsabili della truffa ai danni di migliaia di soci dell’ente bancario.

L’udienza ha avuto luogo il 19 dicembre scorso, dopo numerosi rinvii. In aula, a difendere i diritti dei molteplici soci ed ex soci vittime della presunta truffa che avrebbe causato perdite per ingenti quantità di denaro, vi erano ad assistere i numerosi soci che si erano rivolti al Codici gli avvocati Manfredi Zammataro (presidente di Codici Sicilia) e Mario Campione (componente dell’ufficio legale regionale).

La vicenda aveva riguardato la cessione avvenuta praticamente a costo zero dell’Istituto di credito in questione, la Bcc Credito Aretuseo, alla Banca di Credito di Pachino: cessione dettata da una serie di falsificazioni emerse in contesto di indagine e che adesso saranno passate al vaglio dell’Autorità Giudiziaria.

Tra gli imputati, ovvero coloro che secondo l’accusa avrebbero sofisticato la reale situazione finanziaria dell’ente bancario siracusano causandone la svendita, vi sarebbero i vertici degli stessi Istituti bancari, per aver in questo modo danneggiato oltre 1.200 soci della banca. Alla sbarra Luigi Amodeo, direttore generale della Bcc Credito Aretuseo, Nicola Maurizio Culicchia, direttore della Federazione siciliana della Bcc, Concetto Costa, presidente della Banca di Credito cooperativo di Pachino e Pasquale Roberto Santomassimo, commissario della gestione straordinaria.

Moltissime sono state le adesioni, da parte delle vittime della vicenda, alla maxi costituzione di parte civile organizzata dal Codici Sicilia con richieste risarcitorie di centinaia di migliaia di euro. Le storie dei soci truffati pervenute all’associazione hanno descritto una situazione estremamente grave: la perdita di migliaia e centinaia di migliaia di euro che i singoli utenti avevano deciso di investire e che rappresentavano il frutto di lavoro e di risparmio sono stati perduti con la cessione della Bcc Aretuseo alla Banca di Credito di Pachino. In udienza preliminare, l’associazione Codici aveva annunciato il deposito di una costituzione collettiva di parte civile con richieste risarcitorie per oltre 160.000 euro (cifra questa destinata ad aumentare nel caso di nuove adesioni di soci truffati).

Siamo molto soddisfatti della decisione da parte del Tribunale di Siracusa di ammettere tutti i soci danneggiati che si erano rivolti a Codici quale parte civile al procedimento contro i responsabili della presunta truffa – ha dichiarato l’avv. Zammataro – Si tratta di un importante riconoscimento per tutti coloro che hanno subito gli effetti devastanti della presunta condotta lesiva di coloro che siedono sul banco degli imputati: se infatti quanto accaduto troverà riscontro e conferma in sede processuale, i soci potranno ottenere il risarcimento di tutti danni subiti a seguito di una condotta che, secondo quanto sostenuto dalla Procura di Siracusa, è consistita in una vera e propria truffa ai danni dei soci della Banca Bcc Credito Aretuseo, determinata dalla cessione della stessa senza alcun costo corrispettivo alla Banca di Credito di Pachino”.