CODICI AL FIANCO DI GIUSEPPE ARTALE, IL PADRE A CUI E’ IMPEDITO DI VEDERE LA PROPRIO FIGLIA DI 7 MESI

“L’associazione sul tema ha lanciato da tempo la campagna “Voglio Papà” per combattere  queste forme di abuso grave, perpetrate ai danni dell’altro genitore e dei figli a cui è negato il diritto ad avere un padre”.

E’ una tragedia quella che molti uomini sono costretti a vivere, deprivati del diritto primario e basilare di riuscire a svolgere il proprio ruolo genitoriale con i propri figli. Quello che sta accadendo a questo padre palermitano è uno dei – purtroppo – tanto diffusi quanto terribili esempi di ciò che accade quando la propria ex moglie o ex partner decide di impedire all’altro genitore di stabilire una relazione con i propri figli” ha dichiarato l’avv. Manfredi Zammataro, presidente di CODICI – Centro per i diritti del cittadino – Sicilia.

Il 35enne Giuseppe Artale, palermitano, esperto di management culturale, ha infatti intrapreso un’azione di protesta, facendo sciopero della fame, contro l’ex compagna che gli avrebbe impedito di instaurare qualunque rapporto con la figlia nata sette mesi fa. La relazione tra i due è finita, non era stabile, e la donna, con la quale ha un rapporto conflittuale, gli negherebbe infatti di incontrare la bambina. Da qui la decisione, per l’uomo, di trasferirsi sotto casa dell’ex compagna e di lottare affinché vengano riconosciuti i propri diritti alla genitorialità: anche perché, tra l’altro, la data dell’udienza è stata fissata per dicembre, ovvero quando la bambina avrà ormai pressappoco un anno di vita.

Dato importante perché il ruolo della figura paterna risulta invece fondamentale: non è un caso che oggi si parli molto di bi-genitorialità e di co-genitorialità e non semplicemente in senso legale; il bambino, infatti, non può essere coinvolto nell’astio e nella conflittualità che caratterizza il vissuto della coppia: il suo bene e il suo corretto sviluppo devono sempre ricoprire un ruolo centrale nell’adempimento dei compiti che la funzione genitoriale richiede. E, soprattutto, ha il diritto inalienabile di stabilire relazioni adeguate tanto con la madre quanto con il padre.

Ciò che va compreso è che siamo innanzi forme di abuso grave, perpetrate tanto contro l’altro genitore quanto, in questo caso, contro la figlia alla quale viene negato il diritto di avere un padre. E purtroppo non si tratta di un caso isolato. Per questo il CODICI ha avviato la campagna ‘Voglio papà’ in difesa di tutti coloro che sono stati privati del proprio diritto ad instaurare un legame con i propri figli e quindi di quello primario e basilare di svolgere il proprio ruolo di genitore. Momenti drammatici vissuti da chi è stato forzatamente allontanato dai propri figli, da chi non può assistere e partecipare alla loro crescita e da chi, purtroppo, sperimenta gli effetti dalla PAS, della sindrome da alienazione parentale che spinge il bambino stesso a provare sentimenti di astio senza una ragione effettiva verso il genitore allontanato. Il bene del bambino deve insomma tornare ad essere centrale, e non solo nell’ottica genitoriale: la legge deve dotarsi di strumenti efficaci e rapidi per impedire che il genitore ‘alienato’ riesca ad ottenere il riconoscimento dei propri diritti solo quando è ormai troppo tardi per poter vedere crescere ed instaurare un buon rapporto con i propri figliSul punto ricordiamo inoltre – conclude Zammataro- che, secondo una sentenza della Cassazione la n.6919 dell’8 aprile 2016, in tema di affidamento di figli minori, qualora un genitore denunci comportamenti dell’altro genitore, affidatario o collocatario, di allontanamento morale e materiale del figlio da sé, indicati come significativi di una PAS (sindrome di alienazione parentale), il giudice di merito è tenuto ad accertare la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia. Si ponga subito rimedio. Ricordiamo infatti che, un bambino traumatizzato sarà un adulto che porterà sempre con sé le cicatrici di un dolore insanabile”.

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