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MALASANITÀ SCEMPI AMBIENTALI TRUFFE SU INTERNET BOLLETTE PAZZE/FATTURAZIONI SBAGLIATE DISSERVIZI ACQUA/LUCE/GAS BAGAGLIO SMARRITO/DANNEGGIATO IN AEROPORTO DISSERVIZI TELEFONICI RICHIESTE DI RISARCIMENTO ASSICURATIVO NON ACCOLTE VOLO CANCELLATO/RITARDATO TRENO CANCELLATO/VACANZA ROVINATA DISSERVIZIO/ABUSO DELLE BANCHE O DELLE POSTE

Mafia, operazione “Anno Zero”: ammesse nuove accuse per quattro imputati

 La difesa ha tentato di opporsi all’ingresso di carte con nuove accuse, ma il gup di Palermo Cristina Lo Bue, dopo una camera di consiglio, ha ammesso ha ammesso le richieste dei pubblici ministeri della Dda nel procedimento che vede alla sbarra degli imputati i 29 presunti mafiosi e fiancheggiatori coinvolti nell’operazione “Annozero” (19 aprile 2018).

Le nuove accuse (due estorsioni e un danneggiamento) vengono contestate al presunto nuovo “reggente” della famiglia mafiosa di Mazara, Dario Messina, al petrosileno Marco Buffa, uno dei pochi a essere tornato in libertà (è difeso da Luisa Calamia), e ai campobellesi Filippo Dell’Aquila e Raffaele Urso. Ai primi due si contesta un’estorsione al Bar Fiocca di Marsala.

Ad alcuni, inoltre, si addebita un’altra estorsione (in danno di un certo Pitti) e l’incendio di un camion. Venerdì prossimo, intanto, dovrebbero essere avanzate alcune richieste di processo con rito abbreviato. Per gli altri, il gup deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio davanti il Tribunale di Marsala. Nella precedente udienza, il gup aveva ammesso come parti civili Sicindustria, Antiracket Trapani (avv. Giuseppe Novara), Centro “Pio la Torre”, “La verità vive” di Marsala (avv. Peppe Gandolfo), Codici Sicilia (avv. Giovanni Crimi), Antiracket Alcamo, Comune Castelvetrano e l’ex consigliere comunale del Pd Pasquale Calamia, che tra il 2008 e il 2013 subì alcune intimidazioni. Imputati sono anche i principali “colonnelli” di Messina Denaro, tra i quali due dei quattro cognati: Rosario Allegra e Gaspare Como. Nel blitz emerse l’interesse del clan nel settore delle scommesse, attraverso la gestione di numerosi punti gioco, oltre ai reati di estorsione e danneggiamenti. Tra gli imputati, oltre a Messina, Buffa, Urso, Dell’Aquila, Allegra e Como, anche Nicola Accardo, ritenuto il capomafia di Partanna, i castelvetranesi Giuseppe Tilotta, Calogero Guarino, Leonardo Milazzo, Giuseppe Paolo Bongiorno, Vittorio Signorello, e Antonino Triolo, i campobellesi Vincenzo La Cascia, Vito Bono, Mario Tripoli, Angelo Greco e Andrea Valenti, i mazaresi Giovanni Mattarella e Bruno Giacalone, mentre di concorso esterno è accusato il castelvetranese Carlo Cattaneo, imprenditore nel settore scommesse on line. Anche Tripoli e Cattaneo hanno, da tempo, lasciato il carcere (a fine maggio 2018, il secondo fu posto ai domiciliari). Tra gli avvocati difensori, oltre a Luisa Calamia, anche Vito Cimiotta, legale di Dario Messina e Bruno Giacalone, Giuseppe Pantaleo, Enzo Salvo, Walter Marino e Gianni Caracci.

Fonte: https://m.tp24.it/2019/03/16/antimafia/mafia-operazione-anno-zero-ammesse-accuse-quattro-imputati/132077

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Codici: chiede la voltura, Eni Gas e Luce le cambia il contratto. Il caso finisce all’Agcm

COMUNICATO STAMPA

contatori-energia-elettricaChiama per fare la voltura, si ritrova con un nuovo contratto. È l’incredibile storia capitata ad una 65enne romana. Siamo agli inizi di gennaio, quando la signora contatta telefonicamente il call center Eni per effettuare la voltura del contratto con Eni Gas e Luce, intestato al marito deceduto. Con lei c’è la figlia, alla quale l’operatore invia una email per confermare i dati anagrafici comunicati.

È a questo punto che le due donne scoprono l’attivazione di un nuovo contratto. Dopo aver verificato i dati dettati all’operatore, la ragazza riceve infatti una nuova email, in cui apprende che l’utenza, in seguito alla voltura, è passata da Mercato Tutelato a Libero Mercato. La conferma si evince dalle bollette di chiusura intestazione al marito della signora e di post voltura.

L’operatore telefonico non ha fatto il minimo accenno alla possibilità di passare dal Mercato Tutelato a quello Libero – sottolinea il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – l’utente voleva semplicemente una voltura, non un nuovo tipo di contratto. Abbiamo segnalato il caso all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato affinché intervenga per fare chiarezza su quanto accaduto. Al tempo stesso invitiamo i consumatori a prestare la massima attenzione quando contattano gli operatori telefonici di queste aziende. Questo caso – conclude il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – dimostra come anche dietro una semplice comunicazione di dati anagrafici possa nascondersi il pericolo di ritrovarsi attivato un nuovo contratto”.

L’Associazione Codici invita i consumatori a cui è stato attivato o modificato il contratto senza averne fatto richiesta a segnalare il caso contattando lo Sportello Nazionale al numero 06.5571996 o all’indirizzo emailsegreteria.sportello@codici.org.

Roma, 14 marzo 2019

Comunicato stampa di Codici e Konsumer

imgcodici                                         imgkonsumer                               Le ultime vicende giudiziarie che hanno interessato la provincia di Trapani, hanno purtroppo messo in luce interessi e consorterie tra certi ambienti politici e la mafia che hanno finito per aggravare la già fragilissima condizione economica e reputazionale della nostra terra, con il concreto rischio di far ancor più allontanare investitori per bene e turisti. Nell’esprimere un sincero ringraziamento alla magistratura e alle nostre forze dell’ordine – veri e propri baluardi della nostra democrazia – per avere, ancora una volta, scoperchiato un pericoloso sistema affaristico e mafioso, Codici e Konsumer Sicilia auspicano una rivolta da parte di tutti i cittadini onesti che hanno l’obbligo morale, ancor prima che giuridico, di prendere le distanze da tutti coloro il cui unico obiettivo non è altro che quello di raggiungere il potere economico e politico a qualsiasi costo, in totale spregio delle leggi e della ordinata e corretta convivenza. È giunto il momento di dire BASTA agli affaristi, ai corrotti e, ancor di più, alla mafia. È giunto il momento di dire BASTA agli atteggiamenti omertosi, schierandosi con forza al fianco delle forze dell’ordine. È giunto il momento, altresì, di dire BASTA ai continui attacchi che giungono, da più parti, nei confronti della magistratura, sforzandosi – al contrario e per quanto possibile – di coadiuvare le attività inquirenti nel difficile compito di infliggere le peggiori sconfitte ai sistemi di illegalità economica, politica e culturale. Per quanto sopra, auspicando che tutte le amministrazioni comunali del territorio possano fare, senza alcuna remora, altrettanto, le scriventi associazioni preannunciano la costituzione di parte civile nei processi che verranno celebrati per l’operazione scrigno, con invito, infine, per i movimenti e partiti  politici a porre la “questione morale” tra i propri iscritti.

Trapani, 12.03.19

Avv. Vincenzo Maltese
Componente Ufficio legale regionale Codici e Presidente Osservatorio per la Legalità Trapani

Avv. Giancarlo Pocorobba
Coordinatore Konsumer Sicilia

TIM: disattivare il servizio LoSai e ChiamaOra tramite il 119 ora costa 3,99 euro!

Risultati immagini per TIMTIM include l’attivazione automatica su tutti i nuovi numeri del servizio di reperibilità a pagamento LoSai e ChiamaOra, e finora tale servizio era liberamente disattivabile: oggi però la disattivazione di LoSai e ChiamaOra di TIM tramite il servizio clienti, e quindi in maniera non autonoma, è divenuta economicamente onerosa per il consumatore. Il servizio di reperibilità per i clienti ricaricabili ha un costo anticipato con addebito su credito residuo di 1,59 euro al mese, primo mese gratis. Per il cliente TIM che richieda la disattivazione dopo il 25 febbraio 2018 mediante il Servizio Clienti 119, l’intervento di un operatore telefonico comporta un costo una tantum di 3,99 euro per il completamento dell’operazione,  che in origine non prevedeva spese.

Troviamo che tale condotta sia fortemente penalizzante per i consumatori che, per vari motivi, potrebbero non riuscire ad accedere agli strumenti automatizzati  come IVR 119, IVR 40916 e Area Clienti MyTIM e sarebbe auspicabile che questo tipo di servizi non venisse automaticamente inserito durante la fase di attivazione di una nuova linea mobile ma solamente su successiva richiesta del cliente, dichiara Massimiliano Scalisi, responsabile sportello Tlc di Codici Catania.

 

 

Fonte: https://www.mondomobileweb.it/141164-costo-disattivazione-lo-sai-chiama-ora-tim/

Priolo, sequestrato petrolchimico Versalis. Sigilli anche al Sasol di Augusta e a due depuratori. 19 persone indagate

Secondo la procura di Siracusa, tra gennaio 2014 e giugno 2016, gli impianti avrebbero emesso “materiale inquinante e molesto” in atmosfera. Carabinieri e finanzieri hanno sequestrato anche i depuratori Tas di Melilli e Ias di Priolo: “Qualità dell’aria nettamente inferiore rispetto ai comuni vicini”. I gestori dovranno presentare entro 90 giorni un programma per ricondurre nei limiti le emissioni

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Sigilli allo stabilimento Versalis nel petrolchimico di Priolo Gargallo, alla Sasol di Augusta e a due depuratori. E 19 indagati tra coloro che hanno rivestito incarichi di responsabilità nelle aziende interessate dal provvedimento di sequestro emesso dal gip di Siracusa. Secondo la procura, infatti, tra gennaio 2014 e giugno 2016, gli impianti avrebbero emesso “materiale inquinante e molesto” in atmosfera. Secondo i consulenti dei pm, nei comuni di Priolo Gargallo, Augusta e in parte Melilli “si registra una qualità dell’aria nettamente inferiore a quella degli altri Comuni della provincia, avuto riguardo ai vari inquinanti presi in considerazione”.

Così questa mattina è scattato il blitz di carabinieriGuardia di finanza, Noe di Catania e al Nictas dell’Asp di Siracusa sia nell’impianto della controllata di Eni, all’interno del petrolchimico di Priolo, che nello stabilimento Sasol di Augusta, dove la multinazionale del petrolio ha uno dei suoi tre stabilimenti italiani, specializzato nella produzione di paraffine e olefine. I militari dell’Arma e i finanzieri hanno sequestrato anche i depuratori Tas di Melilli e Ias di Priolo, anche loro all’interno del polo petrolchimico siracusano.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Fabio Scavone e diretta dai sostituti Tommaso PaganoSalvatore Grillo e Davide Lucignani, scaturisce da una serie di esposti e denunce. La procura ha nominato un collegio di consulenti tecnici che avrebbe accertato “la natura inquinante e molesta, sotto il profilo odorigeno, delle immissioni aeree degli stabilimenti Versalis di Priolo e Sasol di Augusta, e dei depuratori Tas di Priolo Servizi di Melilli e Ias di Priolo Gargallo”. Da qui la contestazione di reati ambientali, responsabilità amministrativa degli enti ed emissione in luoghi pubblici di sostanze idonee a creare molestie.

I dati di analisi raccolti dai consulenti tecnici hanno rilevato concentrazioni stabilmente elevate delle sostanze prese in considerazione nei rilevamenti effettuati nelle centraline di San Cusumano, Ciapi e Priolo centro; ripetuti eventi di picchi elevati di concentrazioni delle sostanze prese in considerazione nei rilevamenti effettuati nelle centraline di Melilli, Siracusa e Augusta; la mancata utilizzazione delle “migliori tecniche disponibili”da parte dei responsabili degli stabilimenti.

Secondo i consulenti, ci sono vari elementi che “inducono a ritenere che la qualità dell’aria nel territorio interessato si sia fortemente degradata” rilevando come il provvedimento, di carattere preventivo, prevede la continuità di esercizio degli impianti sequestrati, previa disponibilità dei gestori a produrre, entro 90 giorni, un programma per ricondurre nei limiti le emissioniin atmosfera e il versamento di una garanzia fideiussoria pari al costo delle opere di adeguamento che dovranno essere completate entro i prossimi 12 mesi.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/21/priolo-sequestrato-petrolchimico-versalis-sigilli-anche-al-sasol-di-augusta-e-a-due-depuratori-19-persone-indagate/4987276/

 

Le minacce per il controllo della plastica in campagna, l’inchiesta “Redivivi”: parte l’appello

Gela. Slitta di una settimana l’avvio del giudizio d’appello nei confronti di diversi imputati, negli scorsi anni coinvolti nell’inchiesta antimafia “Redivivi”. In base alla accuse, la famiglia Trubia sarebbe stata in grado di controllare il settore della raccolta della plastica in alcune contrade rurali della città, tagliando fuori altri operatori. Avrebbero fatto leva su intimidazioni e minacce. In primo grado, il quadro accusatorio mosso dai pm della Dda di Caltanissetta è stato in parte rivisto dal collegio penale del tribunale di Gela. Non si sarebbe trattato di un clan ma di un gruppo ben organizzato che avrebbe agito con “metodo mafioso”. Con la sentenza sono stati comminati dodici anni di reclusione a Vincenzo Trubia, nove anni al ventottenne Rosario Trubia, otto anni e otto mesi complessivi a Davide Trubia (che rispondeva anche di estorsioni risalenti nel tempo), otto anni e cinque mesi per Nunzio Trubia, sette anni e un mese a Ruggiero Biundo, sette anni ciascuno a Luca Trubia e Simone Trubia, sei anni e dieci mesi a Rosario Caruso e un anno e quattro mesi per il ventinovenne Rosario Trubia. Il collegio, invece, ha assolto tutti gli imputati dall’accusa di aver imposto la consegna della plastica dismessa agli imprenditori agricoli della fascia trasformata, quella tra Bulala e Mignechi al confine con la provincia di Ragusa.

 

fonte: https://www.quotidianodigela.it/le-minacce-per-il-controllo-della-plastica-in-campagna-linchiesta-redivivi-parte-lappello/

COMUNICATO STAMPA CODICI

Codici: investimenti e tariffe eque per un mercato dell’energia elettrica veramente libero

Sono diversi ed interessanti gli spunti che arrivano dal convegno “Monitoraggio retail: uno strumento per l’evoluzione del mercato”, organizzato da Arera e svoltosi ieri a Milano. I primi risultati del “Monitoraggio dei mercati retail 2018”, anticipati nel corso dell’iniziativa, aiutano infatti a capire cosa sta succedendo nel settore dell’energia elettrica.

Apprendiamo da Arera – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – che nel 2018 sono aumentati i clienti domestici nel mercato libero dell’energia elettrica. Lo scorso anno le famiglie erano al 46% e le pmi al 58%, mentre il numero delle società di vendita di energia elettrica attive è salito a 554 dopo aver toccato quota 507 nel 2017. Questi numeri meritano un’attenta riflessione. Il mercato tutelato è avviato verso la chiusura – sottolinea il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – ed il passaggio ad un unico mercato libero nazionale deve essere l’occasione per rimettere ordine in questo settore. È necessario che il mercato sia veramente libero ed in questo senso speriamo che la maxi multa da 109 milioni di euro inflitta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad Enel ed Acea per aver abusato della propria posizione dominante nei mercati della vendita di energia elettrica sia servita da lezione. Ci auguriamo inoltre che venga finalmente avviata una politica di investimenti per offrire ai consumatori servizi e non più disservizi, per altro pagati con tariffe spesso spropositate proprio se si fa un rapporto tra qualità e prezzo. Riteniamo che ci sia il tempo per attuare questo cambio di rotta – conclude il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – l’evoluzione del mercato, registrata dal monitoraggio effettuato da Arera, deve essere uno stimolo per farlo in maniera corretta e rispettosa nei confronti dei consumatori, evitando speculazioni”.

Roma, 21 febbraio 2019